Passeggiate romane
Il Pd fa l’occhietto a Bobo e s’intesta la moralizzazione
Autopulizia / 1. Il Pdl l’ha dichiarato ufficialmente: il governo non scippi ai partiti la riforma del finanziamento, tocca alle forze politiche compiere questo passo. Il Pd è stato più cauto, ma Pier Luigi Bersani la pensa esattamente come Angelino Alfano. Anche il segretario del Partito democratico è convinto che quella riforma sia l’unica chance che le forze politiche hanno a disposizione in questo momento per darsi un po’ di quella credibilità che ultimamente hanno perso.
11 AGO 20

Autopulizia / 1. Il Pdl l’ha dichiarato ufficialmente: il governo non scippi ai partiti la riforma del finanziamento, tocca alle forze politiche compiere questo passo. Il Pd è stato più cauto, ma Pier Luigi Bersani la pensa esattamente come Angelino Alfano. Anche il segretario del Partito democratico è convinto che quella riforma sia l’unica chance che le forze politiche hanno a disposizione in questo momento per darsi un po’ di quella credibilità che ultimamente hanno perso. Se invece fosse il governo a prendere in mano la situazione per i partiti sarebbe un danno d’immagine enorme. Ancora una volta si dimostrerebbe che i tecnici sono meglio dei partiti ed è proprio questa prospettiva che Bersani vuole scongiurare, tanto più che l’idea di una riforma dei finanziamenti di quattro articoli da approvare velocemente è venuta a lui.
Autopulizia / 2. La seconda tappa dei partiti nel loro viaggio alla riconquista della credibilità perduta è rappresentata dalla riforma elettorale. Pier Ferdinando Casini, nonostante abbia qualche perplessità ha già detto di sì. Lo stesso dicasi per il leader del Pdl Angelino Alfano. Ma nel Partito democratico (dove non tutti vogliono questa riforma) si scrutano con una certa attenzione o apprensione, a seconda dei punti di vista, le mosse di Silvio Berlusconi. A Largo del Nazareno nessuno ha capito se l’ex premier vuole fare sul serio e varare la riforma del Porcellum entro questa legislatura o se piuttosto all’ultimo momento manderà all’aria il tavolo.
Le spoglie del Carroccio. I cambiamenti in atto nella Lega dopo lo scandalo che ha travolto la famiglia Bossi vengono seguiti quotidianamente dal Partito democratico. Questo per due motivi. Il primo, perché lo stato maggiore del Pd spera di riuscire a conquistare i voti del Carroccio in libera uscita, soprattutto in Lombardia e Piemonte. Il secondo riguarda un obiettivo più ambizioso, cioè quello di riuscire a stringere rapporti proficui con la Lega versione Maroni per essere sicuri che non potrà mai più stringere alleanze con il Pdl. In questo senso nel centrosinistra fanno affidamento sull’amicizia che lega sia Pier Luigi Bersani sia Massimo D’Alema all’ex ministro dell’Interno. Abboccamenti telefonici tra i vertici del Pd e Maroni per capire quello che succede nella Lega ci sono già stati. Proprio in questi giorni.
Tregua interna. Raccontano che Pier Luigi Bersani, ormai sempre più speranzoso di candidarsi alla premiership del centrosinistra, sia riuscito a raggiungere una tregua interna piuttosto stabile nel partito, anche grazie al capogruppo Dario Franceschini. Una tregua che gli servirà a evitare la fronda da parte di Walter Veltroni e dei suoi.
Autopulizia / 2. La seconda tappa dei partiti nel loro viaggio alla riconquista della credibilità perduta è rappresentata dalla riforma elettorale. Pier Ferdinando Casini, nonostante abbia qualche perplessità ha già detto di sì. Lo stesso dicasi per il leader del Pdl Angelino Alfano. Ma nel Partito democratico (dove non tutti vogliono questa riforma) si scrutano con una certa attenzione o apprensione, a seconda dei punti di vista, le mosse di Silvio Berlusconi. A Largo del Nazareno nessuno ha capito se l’ex premier vuole fare sul serio e varare la riforma del Porcellum entro questa legislatura o se piuttosto all’ultimo momento manderà all’aria il tavolo.
Le spoglie del Carroccio. I cambiamenti in atto nella Lega dopo lo scandalo che ha travolto la famiglia Bossi vengono seguiti quotidianamente dal Partito democratico. Questo per due motivi. Il primo, perché lo stato maggiore del Pd spera di riuscire a conquistare i voti del Carroccio in libera uscita, soprattutto in Lombardia e Piemonte. Il secondo riguarda un obiettivo più ambizioso, cioè quello di riuscire a stringere rapporti proficui con la Lega versione Maroni per essere sicuri che non potrà mai più stringere alleanze con il Pdl. In questo senso nel centrosinistra fanno affidamento sull’amicizia che lega sia Pier Luigi Bersani sia Massimo D’Alema all’ex ministro dell’Interno. Abboccamenti telefonici tra i vertici del Pd e Maroni per capire quello che succede nella Lega ci sono già stati. Proprio in questi giorni.
Tregua interna. Raccontano che Pier Luigi Bersani, ormai sempre più speranzoso di candidarsi alla premiership del centrosinistra, sia riuscito a raggiungere una tregua interna piuttosto stabile nel partito, anche grazie al capogruppo Dario Franceschini. Una tregua che gli servirà a evitare la fronda da parte di Walter Veltroni e dei suoi.